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Eterno inizio - intervista a Pia Abelli Toti parte 1/2

Ecco, come promesso, la seconda parte (la prima puoi leggerla cliccando qui) dell’intervista a Pia Abelli Toti, autrice di eterno Inizio, la raccolta di poesia pubblicata all’interno della collana “Le Cartaviglie” con Safarà Editore. 

Parli di “poesie ridotte all’osso” cosa significa?

Fare il contrario di quanto ho fatto adesso, in questa ricostruzione. Da qui in poi proverò a tenerne conto perché non diventi una fastidiosa ripetitiva descrizione. Comunque, dire il mondo con gli aggettivi non mi va. Descriverlo è diverso dal nominarlo, diventa un non dirlo. La descrizione, se non ci porta dentro nell’azione mi disturba. Mi allontana dallo starci dentro, dal viverlo. Semmai l’aggettivo può essere quasi sostantivante, che sostanzia ancora di più il sostantivo. Anche nella prosa la differenza si sente benissimo. I grandi scritti sono teatro che ci coinvolge. Ho visto terre straniere provando il sentimento di conoscerle già. Un riconoscerle piuttosto che visitare altro. I buoni romanzi fanno questo. Ne leggo pochi, ne ho letti piuttosto molti. Era vivere vite, epoche, eventi che mi rendevano parte di un mondo più grande rispetto a quello in cui potevo vivere. Va considerato che incontrando persone da psicoterapeuta, nella vita, nelle vite sono entrata più che leggendo.  L’esperienza si dilata e ci prepara a cogliere e accogliere mondi diversi da quello ristretto da ognuno vissuto. Così la poesia, così ogni linguaggio può essere. Nessuna differenza nelle e tra e con le scienze diverse. Il piacere, emozione accompagnano il conoscere dall’interno ovunque e con qualunque strumento mezzo si viaggi, si viva.

Un altro elemento che mi ha sorpreso è la scomparsa del trattino basso a favore dello spazio bianco. Cosa c’è dietro questo passaggio?

Necessità di minori guide segnate imposte, tramutate in spazi vuoti. Dentro si mette ciò che si vuole.  Lasciano tempo a un pensare sostare insieme e oltre. Invece i rientri a blocchi possono guidare nel riconoscere blocchi di concetti abbastanza definiti, per passare da un blocco-periodo a un altro. Una facilitazione che dovrebbe rendere più immediata, automatica la comprensione.
 
In eterno inizio risalta il dialogo proficuo tra le arti: pensiamo in particolare al dialogo tra scrittura e immagini con Mattia Aron Greco, anche autore dell’opera in copertina, e ai versi nati a partire dalle installazioni e dalle opere di Elisa Vladilo e Davide Skerlij – ci racconti il dialogo con questi artisti?
 
Consonanze a distanza e vicinanza diverse. Ma amiche nel sentire o almeno accogliere ciò che ognuno dà. Età diverse. La linea comune che appare, ma a posteriori, congiunge l’appartenenza al versante adriatico. Ma è un esito, non una guida, direi. Io, pur friulanissima, sono nata a Trieste, ho studiato a Trieste, amo Trieste. E’ Grado la mia prima spiaggia, il mio primo mare. Davide Skerlj e Elisa Vladilo sono di lassù, pur conosciuti mentre io già stavo da molto giù. Aron Mattia Greco é pugliese, un po’ figlio delle stanze de La Casa Totiana, di letture condivise. Di età tanto diverse tutti e tre, rispetto alla mia, da portarmi in tempi in più. Potrebbe accadere probabilmente con altri. Di solito la condizione di artista (uso il termine in senso molto lato) porta a muoversi (anche restando quasi fermi) nel mondo. Questo è un dato fondante, un sentire mescolato, mescolante, unificante che mi rasserena molto. Mi rende più libera. Riconosco che è storia personale. Per altri vale la pianura, la montagna , o altri scenari. Senza dirlo ho introdotto paesaggi, scenari, figure, profili. Immagini e parole non sono disgiunte. E i suoni? Nemmeno. E i colori? Pure. E allora? L’uomo immagina e interagisce con il mondo attraverso i linguaggi con cui lo vede, lo percepisce.  E per i quali ha tratti predisposti e poi addestrati a livelli primi. I matematici hanno i numeri, che sono immagini? Penso di sì. E via dicendo. Ognuno di noi ha potenzialità e mezzi di percezione ed elaborazione diversi, memorie dinamiche diverse. Così usiamo ciò che meglio ci viene di accostare. Un giorno sentii una artista dire che lei vedeva i quadri con gli odori, i sapori che in lei nascevano guardando. La scrittura, amatissima come lettrice fin da piccola, ora è strada lunga, il passaggio si émostrato come mezzo espressivo  riconosciuto attraverso i versi. La sintetizzazione, codificazione, in formattazione?, della scrittura in versi. Pare così. Da qui ritornare a schemi, disegni, miei o di altri non fa differenza. La memoria mi porta a ricordare il mio avvicinarmi diversamente a Gianni Toti, conosciuto dai primi anni ’70, soltanto quando egli era totalmente sbarcato nella videopoetronica(sonora). Lì (tempo, luogo, percezioni, emozioni, immagini confluiscono … !) mi sono scoperta di poterlo e poterci sentire e interagire come prima non era avvenuto. Eravamo ormai  negli anni ’90.

Un’altra figura presente è Mario Turello, lui stesso insegnante nelle scuole medie e autore – tra l’altro – della prefazione.

Re-incontro fortunato?! Senza alcun dubbio, per me. Insegnavamo nella stessa scuola media a Osoppo, nel 1974-75. Lui lettere, io matematica. Coincise con la mia partenza per Roma, in cui ancora sono. Ma per poco, sto per rientrare a Udine, che io dico dicendo: ‘Torno lassù’. L’anno scorso ho visto il titolo di un suo libro sull’Ars Combinatoria. L’ho cercato, chiamato. Ci siamo incontrati. Mi si è offerta la possibilità di pubblicare questo libro. Ho chiesto, quasi imposto(?), l’accompagno. Chi meglio di lui avrebbe potuto? Ed è accaduto. Tracciamo i passi della nostra vita in parte ciechi e in parte no. Come gli animali prepariamo l’occorrente per le varie occasioni, per i grandi passaggi. Chi mi accompagna nel rientro? Chi mi accoglierà lassù, dove spero di continuare ad occuparmi del progetto ‘scrivereINversi’? Potrei raccontare molto di Mario Turello, un molto che abbiamo riempito dopo, che vorrei riempire pensando e scrivendo sul suo libro per Ars combinatoria. Si vedrà, il passaggio rientro ritorno, eterno inizio (?), chiede forze immediate, forse interruzioni  nel tempo versificatorio. Si vedrà. 

 

 

eterno inizio è un invito ad affrontare la pratica della scrittura poetica e anche dell’interpretazione della scrittura poetica propria e di altri (ci riferiamo all’esercizio di lettura di Nietzsche e di Leopardi) in termini nuovi e con approcci aggiornati.

Di questo esercizio quasi non vorrei parlare. L’ho scritto senza mai pensare a una resa pubblica. Ma sono abituata a pensare come penso con gli strumenti che via via acquisisco, senza chiedere conferma prima. Come ‘esercizio’. Per il mio lavoro di psicoterapeuta ho letto tanto, tanti autori. Cercato di capire il loro disegno, metterlo in pratica, assistere ai risultati. La necessità di tradurre, reimpostare ciò che vedo  è pratica esercitata da tanto. Ridistribuivo i contenuti dei libri, delle materie che studiavo, utilizzando schemi, dislocazioni e interpretazioni a me più congeniali.  In questo caso l’infinito si è presentato con parti minimali di due autori quasi per caso (il caso è sempre un ‘quasi per caso’?) ricomparsi. Gioco, esercizio? La ricerca è sempre questo e quello. Non gioco per cercare piacere, gioco perché una necessità, non sempre obbligata dall’esterno, cerca risposta. Più o meno così si sono assemblati gli scritti e immagini  raggruppati nei tre esercizi  pubblicati  in realtà aumentata AR.  L’uomo aumenta sempre pensando? Che cosa aumenta? Ordine o disordine? Tra le mie letture ho citato César Hidalgo in L’evoluzione dell’ordine. In quel suo testo trovano senso queste parole. È un testo la cui comprensione potrebbe costituire uno spartiacque tra coloro che hanno avuto una base di istruzione adeguata all’oggi e coloro che appartengono a un prima di … Così va il mondo per tutti e in tutti i tempi. 

Come entrano, ad esempio, le neuroscienze cognitive in questo percorso?

Le neuroscienze cognitive compaiono come strumenti di ricerca adatti e disponibili oggigiorno, di fatto presenti da qualche decennio, necessari nell’esplorare la mente, nella sua processualità. Oggi se ne parla tantissimo. Cosa se ne possa fare si vedrà e in certi ambiti si vede. E dal momento che il progetto scrivereINversi riguarda lo sviluppo del pensiero attraverso il linguaggio ‘scrittura in versi’ ( in cui confluiscono sensazioni, emozioni, cognizione e scrittura: una mente embodied ) proponiamo a competenze adatte  il compito di strutturare e sperimentare una ricerca attendibile per verificare la nostra ipotesi.

Il mio percorso di studi, geometra agli inizi, geologia a seguire e psicologia infine, mi ha portata a privilegiare, dopo lunga e larga navigazione, che non equivale a un giudizio di qualità, le neuroscienze cognitive. Senza escludere altri indirizzi, competenze attuali che si volessero sperimentare.

Il libro è arricchito da contenuti accessibili tramite la realtà aumentata, AR, e dalla possibilità di svolgere degli esercizi trasformandosi così in uno strumento operativo. Quale valore aggiunto comporta questa possibilità?

Premetto, conoscendo il mainstream culturale nostrano, oso usare la parola mercato per indicare l’area in cui si espongono e scambiano tutti i prodotti dell’uomo e per l’uomo. (Memoria richiamata: A Cervignano, di fatto luogo della mia prima infanzia, il mercato si formava e viveva per giorni, a intervalli, sotto le finestre di casa. Luogo delle meraviglie. Cose, voci, persone, un via via incredibile, indimenticabile).

Torniamo al libro.  Si presenta sul mercato parte in carta, descrizione del progetto incluso, e parte in AR, che si può ‘aprire’, usare o no a seconda dell’interesse e del fruitore che si mobilita. Se fosse tutto in carta costerebbe di più. Inoltre tale struttura aggiunta ci consente di riportare, facendole vedere in atto, le interviste, le estensioni sui territori di impegno degli artisti che hanno contribuito, e altro. In più, come negare la necessità di estendere le nostre esperienze fornendo un’occasione di esercizio con strumenti di comunicazioni ormai contemporanei? E ancora. Qualunque aggiunta, variazione, aggiornamento diventa in tale modo possibile in tempi successivi, mantenendo inalterato lo stesso supporto cartaceo di base.  Inoltre, pensando al pubblico ‘poetico’, un prodotto diverso di congiunzione aiuta a ridurre il solco tra scienze ‘dure’ e ‘molli’.  Costituisce un’occasione ulteriore per i cosiddetti ‘grandi’ nel farsi aiutare dai più ‘piccoli’, tenendo insieme le tante generazioni oggi compresenti e dimostrando l’utilità di tutte. Personalmente provo sempre un intenso piacere nel chiedere aiuto ai più giovani. Non hanno la spocchia che tanti, non tutti, i vecchi più o meno saputi di un tempo, gelosi del loro conoscere-potere, esibivano. Infine la realtà aumentata c’è, tanto vale usarla e ‘farsene una ragione’. Considerando che quando si mostra esplicitamente e immediatamente utile alla salute tutti la accolgono, mentre considerarla utile ai fini dell’aumento dell’intelligenza diventa assai più difficile. 

Questo avviene anche per la ricerca scientifica di base. Non è percepita intuitivamente, né con il buon senso comune, per la sua necessità prima, mentre tutto ciò che ha una ricaduta sul benessere immediato, palese ottiene finanziamenti pubblici e tanti privati quasi senza difficoltà.

Una avvertenza pratica,  per il ricorso  alla AR realtà aumentata, come in questo caso, è meglio, più vantaggioso per vedere bene, scaricare la app su tablet.   

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