Musei digitali in Italia ai tempi del Covid

A che punto è la svolta digitale nei musei in Italia? Com’è intervenuto il Covid-19 nel ripensamento della fruizione dei beni culturali? Uno sguardo alle pratiche online durante il lockdown, spinta propulsiva per definire nuovi paradigmi digitali per la cultura.

L’offerta museale in Italia prima del covid-19

Alla fine del 2019, pochi mesi prima del lockdown, il rapporto Istat “L’Italia dei Musei” segnalava il trend in crescita di visite del pubblico onsite ma ancora un insufficiente impiego del digitale.

Ecco i numeri in estrema sintesi. Teniamo presente che si riferiscono al 2018 e che nel 2019 c’è stato evidentemente un aumento generalizzato del digitale:

  • in Italia ci sono 4.908 musei in totale con una prevalenza di gallerie o raccolte di collezioni (3.882) a cui si aggiungono 630 complessi monumentali, 327 aree e parchi archeologici e 69 strutture ecomuseali
  • in un comune italiano su tre (2.311) è presente almeno una struttura a carattere museale, in media ogni 50 km
  • dal 2006 al 2018 il pubblico è aumentato del 32% (una media di 2,5 milioni di visitatori l’anno)
  • il 10% delle strutture espositive ha digitalizzato il proprio patrimonio
  • meno del 50% dei musei usa tecnologie interattive onsite
  • il 51,1% delle strutture ha un sito web dedicato e il 53,4% ha un account social come Facebook, Instagram, Twitter
  • il 14% delle strutture prevede l’acquisto di biglietti online
  • un museo su dieci (9,9%) offre la possibilità di tour virtuali

Le pratiche digitali durante il lockdown

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Quando l’Italia si è fermata per il lockdown, con l’hashtag #laculturanonsiferma le strutture museali hanno iniziato a utilizzare sito e canali social non più alle dipendenze della visita onsite. Il digitale è diventato veicolo autonomo di contenuti culturali. Il dato che emerge è che nel periodo da dicembre 2019 a aprile 2020 il numero di post delle strutture museali è quasi o più che raddoppiato su tutti i canali social

Alcuni esempi?

C’è chi ha predisposto tour virtuali all’interno delle proprie collezioni, come gli Uffizi che hanno contato più di 3,8 milioni di visualizzazioni delle loro 21 mostre virtuali (ipervisioni). Chi ha spostato online le proprie mostre temporanee chiuse bruscamente, per esempio le Scuderie del Quirinale con la mostra su Raffaello. Chi ha concepito mostre direttamente online sfruttando la piattaforme internazionale Google Arts & Culture.

C’è chi ha condiviso quotidianamente contenuti prodotti ad hoc, anche coinvolgendo artisti, per raccontare collezioni e archivi, per esempio l’iniziativa 2 minuti di Mambo del Museo d’Arte Moderna di Bologna. 

Chi, come la Peggy Guggenheim Collection, ha organizzato art quiz, chi call e challenge con gli utenti. Chi ha realizzato dirette e visite dei musei in diretta (per esempio: le Passeggiate del direttore del Museo Egizio di Torino) e chi ha fornito laboratori di didattica online con una vera logica palinsestuale. 

Chi ancora, come Palazzo Ducale di Genova o il Piccolo teatro di Milano, ha utilizzato Teams per mettersi in dialogo diretto con le scuole (Progetto Musei Aperti promosso da Microsoft e il Politecnico).

Tali pratiche, monitorate dall’Osservatorio Innovazione digitale nei beni e nelle attività culturali del Politecnico di Milano, che ha condotto uno studio su un campione di oltre 400 strutture, sono state distinte sulla base dell’approccio divulgativo o interattivo, e del coinvolgimento in diretta o asincrono del pubblico. L’esperienza messa in campo ha determinato un cambio di passo nella svolta digitale.

Musei digitali alla riapertura

Il 18 maggio scorso i Musei hanno riaperto le porte. La data è coincisa con la Giornata Internazionale dei Musei, in occasione della quale Unesco e Icom, il principale network dei musei in Italia, hanno presentato un dato allarmante: il 13% dei musei potrebbe non essere più in grado di riaprire.

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Se da una parte in Italia si stanno affermando nuove tecnologie (si pensi al binomio arte e realtà aumentata di cui abbiamo parlato in questo articolo) e sebbene siano state messe in atto misure politiche e finanziarie come il Fondo Cultura., dall’altra è evidente che il settore museale, fortemente impattato dall’emergenza sanitaria, è chiamato a un ripensamento strutturale del proprio modello di business

Il digitale non consente solo di dematerializzare la vendita dei biglietti, ma è propulsore per generare nuovi modelli di ricavi online (sviluppo di contenuti on demand, vendita di immagini, merchandising online) e riconcepire l’esperienza dei visitatori attraverso la raccolta e l’analisi dei dati e l’integrazione tra dimensione onsite e online. 

In conclusione il digitale è il perno attraverso cui far ruotare, grazie a piani strategici di innovazione dedicata e figure professionali attualmente in numero insufficiente, la nuova proposta di valore, riprogettare modelli produttivi, forme organizzative, modalità di fruizione.

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