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Blog POETRONICART

CROWDFUNDING: UNA RACCOLTA PER IL CATALOGO DELLE OPERE DI MARINKA DALLOS

Team POETRONICART - Monday, October 16, 2017
Marinka Dallos nasce a Lőrinci, in Ungheria, nel 1929. Si trasferisce in Italia nel 1950, quando sposa il poeta e giornalista Gianni Toti, conosciuto a Budapest in occasione di un Incontro Mondiale della Gioventù Comunista. Negli anni Sessanta, nella casa di Monte Mario a Roma, Marinka inizia a dipingere. Est e Ovest, all’epoca separati da una cortina di ferro, si incontrano. Nei suoi quadri evoca scene di vita ungheresi ed altre italiane, per lo più romane. La vita del suo villaggio natale, le contadine in costume, e poi le piazze e i monumenti di Roma, con il suo traffico urbano, carovane di zingari, cicli e ricorrenze stagionali: sono questi i temi più ricorrenti della sua produzione. Dal 1968 le sue opere iniziano a essere esposte a Parigi, Colonia, Beverly Hills, Cracovia, Londra, Budapest all’interno di mostre di ambito naïf. Negli anni Settanta costituisce il gruppo dei “Romanaïf”. Eppure definire l’arte di Marinka Dallos “naïf” è discutibile. Lo diceva lei stessa nel 1985: “Ho formulato il mio pensiero in modo del tutto spontaneo. Non per caso sono una pittrice naïf, seppure la definizione abbia numerosi significati. Non sono innocente e neppure incolta. L’arte naïf è anche un’ideologia, perché appartiene alle classi subordinate. Il pittore naïf conserva la visione naturale delle cose.”
Marinka Dallos muore a Roma nel 1992. Il suo archivio è conservato presso la nostra associazione culturale “La Casa Totiana”, a Roma.



IL MARINKATALOGO: GLI INIZI
Nel 2013 La Casa Totiana riceve una email da Mirjam Dènes, una giovanissima studiosa ungherese di storia dell’arte, nata a Lőrinci, il paese natale di Marinka. Il suo progetto è il seguente: iniziare a studiare l’opera pittorica di Marinka Dallos, con l’intento di costruire un catalogo dei suoi dipinti. Mirjam trascorre i mesi estivi del 2013 alla Casa Totiana. Sistema la biblioteca della pittrice. Organizza l’archivio delle riproduzioni delle opere. Contatta i proprietari di cui rimane notizia nell’archivio e inizia la catalogazione dei dipinti. Sono circa 35 quelle conservati presso La Casa Totiana, alcuni dei quali esposti permanentemente presso i locali della Scuola Primaria Lante della Rovere, in Via Tevere. Rispetto al centinaio di opere, stimate inizialmente, Mirjam Dènes restituisce a Marinka un corpus pittorico di oltre trecento esemplari, distribuiti in collezioni private, gallerie e musei europei ed extraeuropei. Ne emerge una complessità pittorica che arricchisce di chiaroscuri il senso stesso della definizione di “naïf”. Attraverso alcune borse di studio, e il sostegno de La Casa Totiana, il lavoro continua con l’affiancamento di Hajnalka Korb, giovane fotografa che inizia una campagna di riproduzioni delle opere pittoriche di Marinka Dallos.

PERCHE’ UNA CAMPAGNA DI CROWDFUNDING:
Il catalogo, intitolato “Marinka Dallos. L’opera pittorica”, è praticamente concluso nella versione ungherese. Nasce in formato digitale e si compone di oltre 400 pagine a colori, impaginate da Hajnalka Korb. Il prossimo passaggio, indispensabile per la chiusura del lavoro, è realizzare l’equivalente versione in italiano per offrire un catalogo bilingue. La campagna di crowdfunding nasce per coprire gli ultimi costi di traduzione e impaginazione della versione italiana e far fronte ad alcune spese relative ai diritti di riproduzione dei dipinti conservati in diverse istituzioni museali.

A questo link potete accedere alla pagina dedicata alla campagna (anche in lingua inglese e ungherese) e potete consultare le varie tipologie di ricompense previste per ciascun contributo.

IDENTITA' DI DEL BEN

Team POETRONICART - Monday, August 28, 2017
Proponiamo da Juliet Cloud Magazine l'articolo di Alessandra Santin sull'arte di Piergiorgio Del Ben.

Piergiorgio Del Ben (Pordenone 1990) è attento alle relazioni che sottostanno alla formazione e alla distorsione della personalità dell’uomo contemporaneo. Dopo l’Accademia di Belle Arti di Venezia, interessato alle categorie visive della sceneggiatura cinematografica, avvia il progetto Business Story, premiato dalla Bevilacqua la Masa (2011). Quindi si trasferisce a Milano dove continua a semplificare il tratto, Privilegiando pennellate minimali che gli permettono di accentuare la tragicità di volti e personaggi della serie Anonymous Project (selezione Under25 del premio "Artelaguna" 2013 e "Premio Arte" sezione Accademia 2013).
Dopo la laurea specialistica in Product Design all’Accademia di Belle Arti di Brera continua la sua ricerca realizzando Mind Vogue, che indaga lo smarrimento individuale e il mondo della moda.
Quest’ultima serie di ritratti s’inserisce a pieno titolo nelle riflessioni sull’Umanesimo che caratterizzano gli albori del Terzo Millennio. Si tratta di un antiumanesimo capace di annullare la soggettività, asservita alle regole imposte dalla società dei consumi e delle mode. Decontestualizzare la narrazione è il punto di partenza: operazione che Del Ben compie annullando prospettive e segni distintivi del luogo, in cui le figure sono rappresentate.
Campiture omogenee, colori compatti e arealistici assolvono a questo compito con straniante ironia. Privo di punti di riferimento individuali e radicati nella propria storia personale, l’uomo contemporaneo rinuncia al proprio nome e al proprio linguaggio, al proprio sguardo. Ospite di nessun luogo, immerso in una luce artificiale di serena opacità, ciascuno cela o modifica i propri tratti fisiognomici, l’età, la qualità del desiderio e le scelte di pensiero e di direzione. Attraverso una postura ragionata replicata all’infinito, la presenza di texture bidimensionali dell’abbigliamento e dell’arredamento, i protagonisti ritratti da Piergiorgio Del Ben si leggono per sintesi e per piani d’incontro, mai di confronto. Autoreferenziali e privi di autonomia essi rinunciano all’espressione del sé, al fluire del tempo storico, all’enigma.
Sul piano culturale l’assenza dei confini non tanto geografici quanto simbolici, caratteristici di un mondo globalizzato, rappresenta l’impossibilità di giungere a una comunicazione profonda, capace di andare oltre l’apparenza spesso puramente utilitaristica.
Il riconoscimento di alcuni canoni estetici decorativi riconduce ad un presente in cui le regole sociali e il potere economico declinano i principi della persuasione, della pubblicità, della bellezza esteriore codificata. Alcune mostre personali (Woland Art -Portopiccolo TS; MediaNaonis - Cordenons PN; Areaeventi38 Fossalta TV;) realizzate tra il 2016 e il 2017 ripercorrono l’intero percorso di ricerca dell’artista che si configura come esperienza compiuta e apprezzata da critica e pubblico.

Alessandra Santin
Vuoi vedere altre opere di Piergiorgio Del Ben? Consulta l'articolo originale su Juliet Cloud Magazine

OPERE D’ARTE E RIMPATRIO GIURIDICO

Team POETRONICART - Friday, March 31, 2017

La voluntary disclosure, nel consentire la regolarizzazione dei patrimoni detenuti all’estero in violazione della normativa fiscale nazionale, interessa anche il collezionista d’arte che detiene le proprie opere all’estero senza averle dichiarate al Fisco.

Le opere d’arte, infatti, rientrano nella nozione di investimento che, come chiarito dall’Agenzia delle entrate in occasione dello Scudo fiscale ter con la circolare n. 43/E del 2009, in quanto soggette a monitoraggio fiscale, sono da indicare nel quadro RW, indipendentemente dalla produzione di reddito imponibile in Italia.

La mancata indicazione nel quadro RW oltre a comportare l’applicazione di una sanzione amministrativa dal 3 al 15% del costo o del valore dell’opera, raddoppiata se detenute nei paesi black list, ha inoltre conseguenze negative anche nel caso in cui il collezionista decida di vendere o di rimpatriare l’opera d’arte, in quanto potenzialmente potrebbe integrare ipotesi di riciclaggio.

Se da un lato le opere d’arte debbono intendersi come investimenti all’estero rilevanti ai fini del monitoraggio, dall’altro il conferimento in amministrazione o gestione ad un intermediario italiano, quale la società fiduciaria, consente di esonerare il contribuente dalla compilazione del quadro RW della propria dichiarazione dei redditi.

Tale «rimpatrio giuridico» non comporta il trasferimento materiale delle attività e dei beni in Italia e può consistere sia nell’intestazione dei beni alla società stessa sia nel conferimento alla società di un mandato di amministrazione e gestione senza consegna fisica dei beni stessi: in tale ultimo variante la proprietà, la detenzione e la titolarità dei diritti sulle opere d’arte restano in capo al solo fiduciante (anche ai fini di eventuali certificati, registri e cataloghi). Cosa succede per le opere d’arte detenute/custodite in Italia? Il dl 193/2016, che ha riaperto i termini per l’adesione alla procedura di voluntary disclosure, ha introdotto specifiche disposizioni relativamente a «contanti o valori al portatore», frutto di evasione in annualità non prescritte. In particolare in base al nuovo articolo 5-octies, comma 3, del dl193/2016 è previsto che se la collaborazione volontaria ha ad oggetto contanti o valori al portatore, si presume, salva prova contraria, che essi siano derivati da redditi conseguiti, in quote costanti, a seguito di violazione degli obblighi di dichiarazione commesse nell’anno 2015 e nei quattro periodi d’imposta precedenti.

In tali casi, è prevista una specifica procedura da porre in essere: occorre trasmettere insieme all’istanza di voluntary una dichiarazione in cui si attesta che l’origine di tali valori non deriva da reati diversi da quelli coperti dalla sanatoria; occorre che l’apertura della cassetta di sicurezza avvenga in presenza di un notaio, che certifichi ufficialmente qualità e quantità dei valori contenuti; occorre che il contante venga depositato presso un intermediario finanziario, su un rapporto vincolato fino alla conclusione della procedura.

Il dl n. 193/2016 non facendo più riferimento agli «altri valori» riportati nella prima bozza di testo del provvedimento rende quindi di fatto dubbio il destino delle opere d’arte eventualmente presenti in territorio italiano (ferma restando ovviamente la loro riconducibilità al denaro utilizzato per acquistarle, frutto di evasione). A ben vedere le opere d’arte sono a tutti gli effetti dei beni mobili ed in quanto tali, spesso, non si riesce a dimostrare quale sia la loro provenienza (si pensi ad opere passate in successione da generazioni ecc.) o il loro «costo» d’acquisto o valorizzazione. Le opere d’arte, carenti delle soprammenzionate caratteristiche, pertanto potrebbero essere paragonate a beni più comuni quali i gioielli, denaro contante, ecc. e di conseguenza fatte rientrare nella definizione di «valori al portatore» prevista dalla norma ed essere oggetto di voluntary disclosure nazionale.

In tal caso, focalizzandosi sulla procedura di cui sopra, data l’impossibilità di depositare i beni preziosi su un conto vincolato fino alla conclusione della procedura (come invece previsto per il contante), il contribuente dovrebbe poter procedere con il contratto di amministrazione fiduciaria senza intestazione. Infine è bene segnalare che la regolarizzazione dal punto di vista tributario di opere d’arte detenute all’estero non produce alcun effetto per quanto riguarda le eventuali irregolarità relative alla normativa prevista dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (c.d. Codice Urbani) che disciplina il settore in Italia. Ci si deve pertanto domandare se la regolarizzazione fiscale, seppur necessaria, possa far emergere delle situazioni di irregolarità relative alla detenzione dell’opera all’estero, semplicemente per il fatto che l’opera ha varcato il confine italiano in assenza di un attestato di libera circolazione o perché, se dichiarata di interesse culturale, non avrebbe potuto in alcun modo oltrepassare la frontiera: irregolarità quest’ultime che non trovano alcuna copertura da parte della normativa fiscale de quo.

Alessandro Mele

Link all’articolo online: rimpatrio giuridico per le opere d'arte


POETRONICART: UN PROGETTO CULTURA 4.0

Team POETRONICART - Tuesday, March 14, 2017

Stiamo creando la piattaforma B2B dedicata al settore culturale, dell’arte e più in generale della creatività.

Vogliamo promuovere e facilitare la relazione tra tutti gli operatori del settore, produttori (artisti, collezionisti, fondi), intermediari e specialisti (curatori, tecnici, agenti, galleristi) e distributori (musei, esposizioni, aziende, canali) per elaborare, condividere, aggiornare e divulgare progetti culturali o contenuti d’arte, creando e condividendo valore, reperendo risorse e generando profitto.

La nostra proposta è un vero e proprio modello di filiera, con regole semplici e nuove, che mette in rete tutti gli operatori, canalizzando la domanda ed ottimizzando l’offerta per distribuirla e comunicarla al mercato.

La piattaforma condivide i progetti di ricerca e le sperimentazioni che avvengono nel suo network, mette a disposizione strumenti di analisi per valutare ed elaborare quello che accade nella sua comunità, evidenzia le nuove proposte, illustra le nuove tendenze.

Per agevolare l’innovazione attraverso l’implementazione dei nuovi modelli di business, POETRONICART supporta la digitalizzazione dei contenuti, la loro catalogazione e l’integrazione con altre piattaforme digitali.


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