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OPERE D’ARTE E RIMPATRIO GIURIDICO

Team POETRONICART - Friday, March 31, 2017

La voluntary disclosure, nel consentire la regolarizzazione dei patrimoni detenuti all’estero in violazione della normativa fiscale nazionale, interessa anche il collezionista d’arte che detiene le proprie opere all’estero senza averle dichiarate al Fisco.

Le opere d’arte, infatti, rientrano nella nozione di investimento che, come chiarito dall’Agenzia delle entrate in occasione dello Scudo fiscale ter con la circolare n. 43/E del 2009, in quanto soggette a monitoraggio fiscale, sono da indicare nel quadro RW, indipendentemente dalla produzione di reddito imponibile in Italia.

La mancata indicazione nel quadro RW oltre a comportare l’applicazione di una sanzione amministrativa dal 3 al 15% del costo o del valore dell’opera, raddoppiata se detenute nei paesi black list, ha inoltre conseguenze negative anche nel caso in cui il collezionista decida di vendere o di rimpatriare l’opera d’arte, in quanto potenzialmente potrebbe integrare ipotesi di riciclaggio.

Se da un lato le opere d’arte debbono intendersi come investimenti all’estero rilevanti ai fini del monitoraggio, dall’altro il conferimento in amministrazione o gestione ad un intermediario italiano, quale la società fiduciaria, consente di esonerare il contribuente dalla compilazione del quadro RW della propria dichiarazione dei redditi.

Tale «rimpatrio giuridico» non comporta il trasferimento materiale delle attività e dei beni in Italia e può consistere sia nell’intestazione dei beni alla società stessa sia nel conferimento alla società di un mandato di amministrazione e gestione senza consegna fisica dei beni stessi: in tale ultimo variante la proprietà, la detenzione e la titolarità dei diritti sulle opere d’arte restano in capo al solo fiduciante (anche ai fini di eventuali certificati, registri e cataloghi). Cosa succede per le opere d’arte detenute/custodite in Italia? Il dl 193/2016, che ha riaperto i termini per l’adesione alla procedura di voluntary disclosure, ha introdotto specifiche disposizioni relativamente a «contanti o valori al portatore», frutto di evasione in annualità non prescritte. In particolare in base al nuovo articolo 5-octies, comma 3, del dl193/2016 è previsto che se la collaborazione volontaria ha ad oggetto contanti o valori al portatore, si presume, salva prova contraria, che essi siano derivati da redditi conseguiti, in quote costanti, a seguito di violazione degli obblighi di dichiarazione commesse nell’anno 2015 e nei quattro periodi d’imposta precedenti.

In tali casi, è prevista una specifica procedura da porre in essere: occorre trasmettere insieme all’istanza di voluntary una dichiarazione in cui si attesta che l’origine di tali valori non deriva da reati diversi da quelli coperti dalla sanatoria; occorre che l’apertura della cassetta di sicurezza avvenga in presenza di un notaio, che certifichi ufficialmente qualità e quantità dei valori contenuti; occorre che il contante venga depositato presso un intermediario finanziario, su un rapporto vincolato fino alla conclusione della procedura.

Il dl n. 193/2016 non facendo più riferimento agli «altri valori» riportati nella prima bozza di testo del provvedimento rende quindi di fatto dubbio il destino delle opere d’arte eventualmente presenti in territorio italiano (ferma restando ovviamente la loro riconducibilità al denaro utilizzato per acquistarle, frutto di evasione). A ben vedere le opere d’arte sono a tutti gli effetti dei beni mobili ed in quanto tali, spesso, non si riesce a dimostrare quale sia la loro provenienza (si pensi ad opere passate in successione da generazioni ecc.) o il loro «costo» d’acquisto o valorizzazione. Le opere d’arte, carenti delle soprammenzionate caratteristiche, pertanto potrebbero essere paragonate a beni più comuni quali i gioielli, denaro contante, ecc. e di conseguenza fatte rientrare nella definizione di «valori al portatore» prevista dalla norma ed essere oggetto di voluntary disclosure nazionale.

In tal caso, focalizzandosi sulla procedura di cui sopra, data l’impossibilità di depositare i beni preziosi su un conto vincolato fino alla conclusione della procedura (come invece previsto per il contante), il contribuente dovrebbe poter procedere con il contratto di amministrazione fiduciaria senza intestazione. Infine è bene segnalare che la regolarizzazione dal punto di vista tributario di opere d’arte detenute all’estero non produce alcun effetto per quanto riguarda le eventuali irregolarità relative alla normativa prevista dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (c.d. Codice Urbani) che disciplina il settore in Italia. Ci si deve pertanto domandare se la regolarizzazione fiscale, seppur necessaria, possa far emergere delle situazioni di irregolarità relative alla detenzione dell’opera all’estero, semplicemente per il fatto che l’opera ha varcato il confine italiano in assenza di un attestato di libera circolazione o perché, se dichiarata di interesse culturale, non avrebbe potuto in alcun modo oltrepassare la frontiera: irregolarità quest’ultime che non trovano alcuna copertura da parte della normativa fiscale de quo.

Alessandro Mele

Link all’articolo online: rimpatrio giuridico per le opere d'arte


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Team POETRONICART - Tuesday, March 14, 2017

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